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LA MAGICA STORIA DEI TAROCCHI
Le figure rappresentate sulle carte potrebbero essere state ispirate dagli scacchi, relazionando questa connessione ad un gioco dell'antica India, che prevedeva pezzi incarnanti figure reali e militari.
L’antichissimo gioco da tavolo indiano Ashtapada (rinominato Chaturanga, o dei quattro re, nel V secolo d.C.) è assai simile ai quattro semi delle carte da gioco. Si tratta di un gioco precursore dei moderni scacchi; le figure erano il Re, il Generale (che oggi è diventato la Regina), il cavallo ed i fanti. Il gioco consisteva in una gara di combattimento tra vari pezzi, disposti secondo una precisa gerarchia, il cui più alto valore era il râjâ. Incarnazione Nome Simbolo del seme prima
Matsya pesce seconda
Kurma
tartaruga terza
Varah cinghiale quarta
Nara-Simba leone quinta
Vamana nano
o giara sesta
Paracu-Rama accetta settima
Rama-Chandra freccia ottava
Krishna mucca nona
Buddha tritone decima
Kalki spada
o cavallo
L'INDIA
La Regina non c’era perchè una figura femminile in un gioco che aveva a che fare con la strategia bellica, era in contrasto con l’idea di decoro.
Il Chaturanga, che in seguito divenne il persiano Shatranj, è considerato una delle possibili origini delle carte indiane rotonde.
In sanscrito, ‘catur’ significa ‘quattro’, mentre il termine ‘anga’ origina ‘parte’ o ‘fazione’, così da dare luogo ai quattro corpi dell'esercito indiano: i guidatori di elefanti, la cavalleria, la fanteria ed i guidatori di carri (trasformati in ‘navi’).
È probabile che ad un certo punto, dei giocatori rimasti senza alcune pedine, abbiano pensato di rimpiazzarle con pezzi di corteccia d’albero o di carta, dando man mano origine ad un gioco nuovo.
Alcuni antichi mazzi da gioco indiani hanno dagli otto ai dieci semi e dodici carte per seme, numerate da uno a dieci più due figure.
I guidatori di elefanti, la cavalleria e la fanteria figuravano anche fra i semi delle carte Kridapatram.
Il termine ‘Kridapatram’ significa ‘stracci dipinti per giocare’, ed era un gioco la cui combinazione era basata sul numero dodici: infatti, dodici erano i semi ed altrettante le carte di ognuno di loro.
Questo è simile ai Ganjifa, carte usate per giochi di presa. Due di questi (Ekrang e Hamrang) utilizzavano uno schema simile a quello utilizzato per i primi tarocchi europei.
Si è pensato che le carte Ganjifa abbiano un’origine persiana, influenzate dall'Oriente (probabilmente i mazzi a semi monetari), e raggiunsero l'India al tempo degli imperatori Mughal (o Mogol) (XVI secolo) epoca aurea per questo gioco e per le carte indiane. A quest’epoca risalgono anche le prime citazioni sulle carte Kridapatram e a quelle Ganjifa. Il termine deriva da ‘ganjifeh’, ovvero ‘carta da gioco’. Anche se Culin, lo ricollega alla fusione tra il termine ‘ganj’ (ovvero ‘tesoro’) con le ‘carte (da gioco) di carta’ cinesi chi pai.
Questo scambio sarebbe stato possibile grazie alla diffusione del Buddismo in Cina.
Anche il mazzo Ganjifa è costituito da dodici soggetti, con valori comprendenti carte non figurate (dall’1 al 10) e due figure: un ministro (o consigliere) e un re.
Le illustrazioni raffigurano figure umane ed incarnazioni delle molte divinità indiane, tra cui le incarnazioni o avatares di Vishnù, uno dei componenti la trinità indiana:
Le carte erano suddivise tra semi forti ‘bishbar’ e deboli ‘kambar’; nelle prime il valore da 1 a 10 era crescente, mentre nelle seconde era rovesciato.
L'esoterista Wilhelm Postel (XVI secolo) tracciò la sua famosa Chiave dei Grandi Misteri - costituita dalle lettere T A R O – come lettere scritte attorno ad un cerchio. La lettura era molto probabilmente TAROT poiché, com'è noto, in una figura circolare la prima lettera della parola può anche essere l'ultima.
‘Taro’ è anche un termine prossimo al significato della dea tibetana Tara, personificazione della saggezza eterna, incarnazione degli astri della volta celeste e del loro principio di pace e giustizia.
La radice sanscrita del termine ‘tar’ significa ‘attraversare il mare’, ‘arrivare fino in fondo’, ‘dominare completamente’. Il sostantivo ‘tara’ significa ‘zattera’, ‘barca’, ‘traghetto’; Tara è un altro nome con cui si designa Vishnu.
Nell'ottica della derivazione delle carte dal mondo indiano, il termine Taro o Tarota acquisisce la valenza di ruota o il cerchio delle divinità del Cielo, la cui visione porterebbe alla consapevolezza della vita e del ruolo umano all'interno del creato.
Alla fine del nostro viaggio indiano con le carte alla ricerca delle radici dei tarocchi, è già ora di partire per un altro luogo magico…