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LA MAGICA STORIA DEI TAROCCHI
La presunta origine è trasvolata, ora, all’epoca egizia. Questa non comprovata ipotesi, fu avanzata anche da Court Gebelin (Le Mond Primitif analysé et comparé avec le mond moderne , 1781). Le fonti storiche, però, non hanno mai confermato l’origine egizia dei Tarocchi, così non resta che partire per un altro viaggio…
L'EGITTO
In Egitto, i faraoni usavano delle lame scolpite su pietra o su altri supporti in cui venivano impressi simboli dai significati ancora oggi sconosciuti. Così, i Tarocchi sarebbero una rappresentazione su carta di ideogrammi egizi, riprodotti sull'antichissimo testo dell'Egitto faraonico detto il Libro di Thot.
Thoth è il Mercurio degli egizi, considerato uno dei principali re ed il mitico inventore della parola e dei geroglifici, cioè simboli strettamente correlati ad una serie di eventi mistici: in primo luogo un alfabeto di cui gli dei sono le lettere; le lettere le idee; tutte le idee numeri e tutti i numeri segni perfetti.
Con le invasioni dell’Impero Romano tali opere furono portate in Europa, in quanto considerate come peculiarità della cultura egizia. 
«Se dicessi che al giorno d’oggi qualcuno ha ritrovato il leggendario Libro di Toth, un’opera degli antichi egizi contenente una straordinaria dottrina magica, sono certo che molti sarebbero stupiti. E la sorpresa aumenterebbe se dicessi che quest’opera passa per le mani di tutti come fosse un mazzo di strane carte da gioco. Molti crederanno che sto scherzando, oppure che sono un ciarlatano in cerca di notorietà. E tuttavia quanto sostengo è assolutamente vero. Il Libro di Toth e le carte dei Tarocchi sono una cosa sola.»
(da Le Mond Primitif, di Court Gebelin)
Secondo lo studioso i simboli riportati sui Tarocchi sarebbero stati noti ai nomadi che, nei tempi più antichi, migrarono dalle rive del Nilo ai paesi europei. Questa migrazione sarebbe avvenuta verso il XV secolo, ed in questo senso vi sarebbero riscontri storici di migrazioni provenienti sia dall'India, sia dal Nord Africa, in quel periodo. Secondo Court de Gebelin, i Tarocchi sarebbero stati la chiave per aprire i sigilli dei geroglifici ieratici.
Il libro fu il primo tentativo di studio sull'origine delle carte da gioco. Gebelin si avvalse di quanto aveva già elaborato nel XVII secolo Guillaume de Postel nel Clef des Choses Cachées.
Tra gli elementi sulla base dei quali era stata formulata l’ipotesi (di cui lo stesso Court de Gebelin non forniva prove) vi era la relazione tra i quattro semi e le classi dell’antico Egitto:
Spade: il faraone e i militari;
Bastoni: il mondo dedito all’agricoltura;
Coppe: i sacerdoti;
Denari: i commercianti.
In questo quadro storico, s'incastona l'opera di Jean-Baptiste Alliette, che acquisì il nome che lo contraddistingue nella storia dei Tarocchi: Etteilla, ovvero il suo cognome letto all'inverso. Nel XVIII secolo, pubblicò il suo libro Etteilla, ou manière de se récréer avec un jeu de cartes, il primo testo che conteneva tutte le spiegazioni delle lamine e le regole per una corretta lettura.
Egli aveva iniziato a studiare i Tarocchi dal 1757, e probabilmente codificò e raccolse un sistema pre-esistente, mutuato dalla tradizione popolare. Egli si trovò concorde con la teoria dell'origine egizia di Court de Gebelin.
Dichiarò che i Tarocchi erano l'opera di diciassette magi, discendenti da Mercurio-Thoth, del Tempio del Fuoco vicino Menfi, generati 1828 anni dopo la creazione o 171 anni dopo il diluvio.
Nel 1791, invece, pubblicò un proprio mazzo di Tarocchi, chiamato il Petit Etteilla, basato sul suo sistema interpretativo, quindi utilizzabile solo per finalità esoteriche.
La sua vita fu imperniata su queste ricerche, che divennero il suo sostentamento, anche attraverso corsi di preparazione per la divinazione. Nel 1788 aveva anche fondato la prima associazione che si interessava esclusivamente di questo affascinante mondo, la Sociétée des Interprétes du Livre de Thoth.